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Non confondete il Taiheki con le Osei

Non confondete il Taiheki con le Osei

Ciò che Haruchika Noguchi ha osservato e resta per noi pubblicato sulle riviste trimestrali Zensei, con il nome di Taiheki, è in realtà la o le Osei che in quel momento stanno funzionando.

Spesso attivate “a vita” a causa della nostra storia personale, infanzia e radici genetiche, sono facilmente confondibili – appunto perché attive e funzionanti a vita – con un qualcosa di fisso che possa essere osservato e scambiato per altro.

Per spiegarvi meglio questo originale ma frainteso concetto della Cultura Seitai, vi faccio un esempio personale. Per mia storia ho dovuto sfuggire al rapporto con mia madre in un modo che potrei riassumere con “non mi avrai mai!“.

Questo modo d’essere ha generato quello che Katsumi Mamine chiama TPE, ovvero una zona perennemente sovreccitata che per mantenere questo status vitale utilizza solamente una delle Osei: nel mio caso specifico quella rotatoria.

Non è un caso che nei miei primi tempi di pratica il movimento che mi veniva più facile era quello rotatorio, ma anche quello che, nel corso degli anni di pratica si è stancato di più e che potrebbe essere confuso guardando con un’ottica vecchia, con un Taiheki.

Non è un caso che quando Mamine mi fece un soho, individuò subito la zona legata alla osei rotatoria dicendomi, in modo molto provocatorio: “Este hombre tiene muchas defensas” (quest’uomo ha molte difese). Ecco che veniamo al cuore di quello che vorrei farvi capire, l’osservazione Seitai e la pratica non aiuterà mai a sciogliere un nodo vitale ed esistenziale, semmai ad evidenziarlo. A renderlo possibile sarà, ed è il nostro nuovo programma di diffusione della Cultura Seitai, rendersi conto del bandolo della matassa, semplicemente rendersene conto, perché non c’è stato niente di sbagliato o qualcosa da correggere o rettificare. E’ semplicemente stato così…

E’ per questo che ho voluto definitivamente separare il concetto di Taiheki da quello di Osei.

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Sembra apparentemente che stiamo contraddicendo il Seitai, in realtà lo stiamo salvando dal fraintendimento, dal rischio di mascherare concetti nuovi con una mano di vernice vecchia.

Stiamo restituendo a Noguchi ciò che Noguchi ha sempre sognato e mai ottenuto: che il Seitai non sia Terapia

 

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