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Vogliamo dimenticarci una volta per tutte del Taiheki?

Vogliamo dimenticarci una volta per tutte del Taiheki?

Haruchika Noguchi formulò questo concetto

per tentare di spiegare l’unicità dell’essere umano. Katsumi Mamine, sviluppando la matrice originaria di 5 movimenti vitali e intelligenti del suo Maestro, cerca di non parlare di Taiheki, circoscrivendolo a quale delle 5 osei è predominante per condizionamento ereditario. Però da buon giapponese, non sfugge alla tentazione di farlo.

Tutto ciò si è sempre ripercosso in modo nefasto sulle persone interessate più al  Seitai che non alla Cultura, come possibile e ennesimo modo di “categorizzare” l’essere umano o peggio di attivare il sotterraneo meccanismo: qual’è il mio taiheki?

Non c’è nessun mistero. Il taiheki non è che l’astrazione del DNA (vista quindi da un’ottica giapponese che, non dimentichiamolo, vede tutto filtrato dal movimento verticale passivo).

Il DNA è estremamente mobile (quindi rientra nell’osservazione dei 5 movimenti vitali), non stampato o scolpito. Alcune persone presenteranno punti di forza in alcune zone del corpo e debolezza in altre, la tendenza ad ammalarsi di certe patologie e non altre, certi organi e non altri. Il DNA decide tutta la nostra vita, quanto vivremo, quanti battiti del cuore abbiamo a disposizione, che tipo di vita, di predisposizioni, quando moriremo, TUTTO.

Quindi ciò che si osserva è l’insieme completo dei 5 movimenti nella loro percentuale, per vedere come tutto questo si muoverà e si confronterà con la realtà. Occuparsi del taiheki è come occuparsi del programma di un computer, al posto di utilizzarlo: una cosa inutile se non siete un programmatore. La strada maestra è quella di convivere con tutti e cinque, non dare risalto a uno o pochi movimenti.

Alberto, appassionato pianista, per comprendere meglio l’evoluzione del concetto di taiheki, vi offre un esempio con quello del grande compositore Frederic Chopin.

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  1. Spiegazione del Taiheki secondo Noguchi (e quindi di Tsuda): frontale —. Spiega tutto e spiega niente, se non che è quello che maggiormente identifica i francesi.
  2. Come lo spiega Katsumi Mamine: una mescolanza, una sfumatura unica e irripetibile tra movimento frontalecentrale e laterale. Migliore, perché a colpo d’occhio, se ascoltate la sua musica o leggete la sua biografia, sembra combaciare perfettamente.
  3. Il taiheki secondo SeitaiLife: la spiegazione offerta da Katsumi non basta, perché sono visibili e sempre osservabili anche i due movimenti restanti, il rotatorio per esempio (presente in molti pezzi o riscontrabile nel terrore che aveva Chopin di sudare…). Quindi i tre descritti da Katsumi sono solo più generosi, il rotatorio ridotto, il verticale, nel suo modo di vedere, dimenticato.

La mescolanza di cui parla Katsumi crea confusione. ciascun movimento e la regione organica che lo definisce è fondamentale e imprescindibile, ma non può niente senza le altre quattro. Sempre.

E per tornare alla via di mezzo, il movimento laterale, la cosa che più facilmente modifica il DNA è la corretta alimentazione, ovvero risvegliare quella capacità di un tempo di sapersi nutrire con le cose che stavano nel proprio habitat.

Un esempio con l’Italia. La sua struttura montagnosa e di castagneti, che davano nutrimento, ora quasi scomparsi a favore dell’ agricoltura massificata (dove? Non c’è spazio…), o la strage dei bisonti base alimentare fondamentale per questa cultura ricca e spirituale, amante della natura, che portò alla scomparsa veloce dei nativi americani.

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