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Perché la mente tende a dissociarsi dall’organismo?

Perché la mente tende a dissociarsi dall’organismo?

CVP è una nuova parola

creata da Katsumi Mamine, nel suo lavoro di riorganizzazione del Seitai originario di Haruchika Noguchi. Un geniale caposaldo che indica come l’attività cerebrale non più coordinata a quella cellulare dell’organismo e alla sua intelligenza, tenda a dissociarsi.

L’intuizione originaria è dello stesso Noguchi, in uno dei pochi libri da lui scritti, dove si dimostra in modo empirico come la nuova e rivoluzionaria verticalità dell’essere umana crei un eccesso di energia cerebrale che non venga più “consumata”, creando da un lato le possenti eredità culturali che fanno parte del nostro patrimonio, ma dall’altra decretandone la fine, la falsa idea del progresso, la falsa idea di una vita prolungata, l’incapacità di stare nella realtà.

Il concetto di CVP è anche un ottimo spunto per iniziarsi alla pratica del movimento rigeneratore o Katsugen Undo, ma – e qua troviamo la differenza – se l’organismo è intossicato non si arriverà mai ad una risoluzione.

La causa principale della dissociazione mentale è da ricercarsi nel consumo smodato di glutine che riesce a colpire in modo sottile i centri nervosi, come nel caso dell’epilessia, per fare un esempio o la dislessia. Le cellule nervose vengono in uqesto modo attaccate inibendo o interrompendo la propria funzione vitale.

E tutto questo perché il movimento laterale non sa più distinguere (e trovare) l’alimento giusto e congeniale. Una delle funzioni fondamentali, inibita.

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In America c’erano i bisonti, in Italia i castagneti, non i campi di grano… 🙂

 

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